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M´illumino d´immenso
I quadri che qui vediamo, che riempiono con il loro splendore d'oro questo spazio scuro e sacro, e che vogliono/devono risvegliarlo a una vita nuova, portano titoli, che Robert Weber ha preso da poesie del grande poeta italiano Giuseppe Ungaretti. Come se le tele fossero fogli di appunti, disparsi/seminati nel suo studio, e le citazioni pensieri volatili, che senza essere fissati con una rapida scrittura minacciavano di sparire, il pittore ha affidato i suoi quadri con le frasi del poeta. Il gesto delle parole buttate lì ripete il gesto con cui prima, nell'atto del dipingere, i colori sono stati applicati, sono arrivati sul fondo d'oro - e solo così l'oro è arrivato a poter splendere realmente. In questo la applicazione espressiva delle macchie e superficie colorate, con i loro confini smarriti e sfrangiati, sta in netto contrasto con la accuratezza geometrica, con la quale la superficie dorata dà il fondo ai quadri.
E sono i contrasti al centro dell'attenzione - sia per Weber come per Ungaretti: Non si vede più è scritto su uno dei quadri. -Non si vede più. E questo è tanto vero quanto assurdo - (almeno in tedescoassurdo perché chiarmanete ancora vediamo quello che vediamo; ma anche vero perché non vediamo di più di quello che vediamo. Il più, quello che sarebbe da vedere in più, per l'appunto non vediamo. Non essere d'accordo con una tale restrizione, non accontentarsi dei limiti delle nostre possibilità però non solo è il diritto, ma l'obbligo di tutta l'arte, che porta il suo nome a ragione: e così nella poesia tutto gira intorno allo sforzo di dire le cose che non si riescono a dire, e nella pittura intorno al tentativo di mostrare cose che non si riescono a vedere. Dare testimonianza del non esprimibile - è questo, secondo il filosofo francese Jean Francois Lyotard, il compito principale dell'arte.
Nella poesia di Ungaretti la impossibilità di vedere è il risultato di una sopraffazione, la sopraffazione della pura potenza dei raggi del sole. Die Sonne überwältigt die Stadt/Man sieht nicht mehr - Il sole rapisce la città/non si vede più, dice Ungaretti. E: Fieber habe ich/von dieser/Überfülle des Lichts - mi sento la febbre/di questa/piena di luce, così inizia una poesia più tarda di Ungaretti, che sta citando un altro di questi quadri. E questo addirittura si vede - perché il desiderio di arrivare oltre il visibile raggiunge anche noi come spettatori di questi quadri attraverso il loro proprio splendore.
La capacità di non fermarsi sotto l'impressione della sopraffazione dei sensi da parte di esperienze di grandezza, infinità, pienezza che vanno oltre la percettività, ma diventare creativi - e trasformare lo shock della sopraffazione stessa in inizio del processo artistico, e segno della figura estetica dell'eccelso che eccellentemente come nessun'altra categoria descrive i quadri di Robert Weber. E come il quadro che porta la scritta Ich sehe mich/verloren im Unendlichen - mi vedo/abbandonato nell'infinito contradisce l'asserzione di questa stessa frase con la sua sola presenza, perché è qua, e non abbandonato chi sa dove, così anche il titolo della mostra che cita la poesia più breve di Ungaretti, riassume ciò che testimoniano i quadri esposti:
Ich erleuchte mich/durch Unermessliches - M'illumino
d'immenso.
Dr. Stefan Müncker, Berlino, giugno 2006
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