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Se un uomo di oggi vuole spiegare il cuore umano, prenderà un embrione e osserverà come i vasi sanguigni si svuotino e come si formi dapprima un tubo, dal quale a poco a poco prende forma il cuore. Gli antichi maestri misterici non avrebbero parlato così ai loro discepoli! Questo sarebbe sembrato loro molto meno adeguato del paragone con una calza lavorata a maglia, poiché in definitiva il procedimento appare del tutto simile.
Invece quei maestri hanno messo in evidenza qualcos'altro, che ai loro occhi era di straordinaria importanza. Essi hanno detto: il cuore umano è il prodotto dell'oro, che dappertutto riflette la luce e fluendo dal cosmo va a formare il cuore. La loro idea era questa: la luce che attraversa l'universo rende visibile l'oro, e la luce porta con sé l'oro. Dappertutto nella luce è oro, e l'oro vive nella luce e filtra da essa. E se l'uomo è immerso nella vita terrestre, il suo cuore - che come voi sapete si rinnova ogni sette anni - non è costituito dei cetrioli e delle insalate e degli arrosti di vitello che l'uomo nel frattempo ha mangiato; gli antichi maestri sapevano questo: il suo cuore è costruito con l'oro che proviene dalla luce. E i cetrioli e le insalate sono solo uno stimolo perché l'oro intessuto nella luce di tutto l'universo vada a formare il cuore.
Sì, la gente parlava in modo diverso, e di questa differenza bisogna diventare consapevoli, perché dobbiamo reimparare a parlare così, però ad un grado di coscienza diverso. Ciò che per esempio è esistito nel campo della pittura e che poi è scomparso, quando ancora si dipingeva attingendo dal cosmo, perché non c'era il peso della gravità, ha pur sempre lasciato la sua traccia - pensiamo per esempio a Cimabue e specialmente alla pittura delle icone russe. La icona è ancora dipinta dal mondo extraterrestre, dal macrocosmo; in qualche modo è un ritaglio del macrocosmo. Ma poi si è finiti in una strada senza uscita. Non si poteva procedere oltre, perché per l'umanità quella visione semplicemente non esiste più. Chi avesse voluto continuare a dipingere le icone con una partecipazione interiore, non attingendo solo alla tradizione e alla preghiera, avrebbe dovuto sapere come si tratta l'oro. Il modo di trattare l'oro in un dipinto era uno dei più grandi segreti dell'antica pittura.
R.S.
Da una conferenza del 29 luglio 1923 a Dornach
Italiano: Clemente Manenti, 2006
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